Il Pellegrinaggio in Terra Santa


 02/10/2017  |     Tina Terrone da "Insieme" di Sett.Ott. 2017  |    386  |   Iniziative



Ricordi ed emozioni di un viaggio spirituale

Pellegrinaggio in Terra Santa
     
E’ difficile raccontare  l’esperienza di un  pellegrinaggio nei luoghi legati alla vita di Gesù e alla nascita delle prime comunità cristiane: il semplice racconto non  rende i ricordi, le emozioni e la varietà delle sensazioni provate, legate certamente al  vissuto dei partecipanti e alla loro personale formazione umana, religiosa e culturale.
    È stato un viaggio non programmato, sono arrivata alla partenza con affanno, senza preparazione, presa dagli impegni lavorativi e soprattutto senza aspettative; mi sono fidata della serietà organizzativa dell’UNITALSI, senza conoscere i miei compagni di viaggio, guardando alla possibilità di visitare, partendo dalla lettura dei Vangeli, quei luoghi per me ricchi di molteplici suggestioni evocative, ma forse privi di un aggancio storico.
   Il pellegrinaggio si è svolto ripercorrendo la “geografia della salvezza”, è partito dalla visita di Nazareth, in Galilea; è proseguito, attraversando il confine, in Giordania con la visita dei siti di Jerash e Petra; poi il rientro in Israele e il viaggio alla volta di Betlemme per  approdare infine a Gerusalemme, dove soltanto si può comprendere il mistero di Gesù, ripercorrendo la sua Passione, Morte e Resurrezione. Numerosi i luoghi visitati, che rivedo nella memoria aiutandomi con le innumerevoli foto, che restituiscono solo in parte la luce, la bellezza e il fascino dei paesaggi e  documentano, purtroppo, anche il degrado e la miseria in cui vivono le popolazioni nomadi, ai margini delle località toccate dai pellegrini.
E’ stata una lettura del Vangelo più consapevole e piena, fatta non solo con gli occhi, ma con la visione concreta dei luoghi interessati dalla vita e dalla predicazione di Gesù. Sono stata soggiogata dal fascino e dalle  asperità di un territorio così vario, collinare e desertico: dalle onde increspate del Lago di Tiberiade alla calda tranquillità del Mar Morto; dalla freschezza del Fiume Giordano al deserto di Giuda, alle case di Nazareth scavate nella roccia. Indimenticabili per me sono le emozioni provate al Muro del pianto e sulla spianata delle Moschee, simboli e mete di religioni in perenne conflitto, e le sensazioni vissute alla vigilia del nostro ritorno, nella Basilica del Santo Sepolcro: aver pregato all’imbrunire sulla tomba di Cristo, quando il silenzio scende, gli ambienti si svuotano dei visitatori per la chiusura imminente delle porte e il cielo sembra essere più vicino alla terra. E ancora quando, durante la  Messa celebrata nella cappella cattolica della Basilica, le nostre voci si sono confuse con quella del Muezzin che chiamava i Musulmani alla preghiera. Segno questo che, con volontà e reciproca tolleranza, ognuno può pregare pacificamente il suo Dio.
Sono vive nella memoria le testimonianze delle Suore della Famiglia religiosa del Verbo Incarnato impegnate, nella Casa El hogar del niño a Betlemme, nell’assistenza ai bambini orfani e disabili con pochi mezzi e tante difficoltà, di natura ambientale e finanziaria, sempre grate per gli aiuti ricevuti.
E come non ricordare Anna Maria, suora comboniana, mentre illustra la storia del suo convento e dell’asilo, di cui i bambini musulmani sono stati privati, a seguito del muro di separazione costruito a ridosso del loro edificio? Lo stesso muro ha reso inaccessibile il cimitero musulmano, visibile dal terrazzo del convento. Suor Anna Maria, impegnata a costruire un dialogo interreligioso in una terra di confine, non perde l’entusiasmo e il sorriso quando illustra le difficoltà e i pericoli che le suore affrontano quotidianamente; è un esempio della straordinaria presenza, silenziosa ma operosa, dei cristiani in un territorio caratterizzato dalla complessità dei rapporti israeliano-palestinesi e segnato dalla difficile convivenza di religioni diverse.
Guide competenti ed esperte ci hanno accompagnato in tutti i momenti del pellegrinaggio, dall’arrivo alla partenza, illustrandoci la storia, il ricchissimo patrimonio artistico e la complessità di una Terra segnata da conflitti e mille contraddizioni, non sempre comprensibili a noi occidentali. E poi un grazie a Stefano, il tour leader dell’UNITALSI, sempre vigile e attento al gruppo, al soggiorno, agli spostamenti in condizioni di massima sicurezza e serenità.
Un ringraziamento speciale a don Sabino Troia, nostra guida spirituale, che ha accompagnato e ha reso significative, con la lettura e la spiegazione dei Testi Sacri, le tappe del pellegrinaggio,  evidenziando la perenne attualità del messaggio evangelico.
Il  pellegrinaggio, grazie a lui, coadiuvato da un altro sacerdote, don Paolo, ha assunto una profonda valenza teologico-spirituale.
Infine un sentito grazie ai miei compagni di viaggio!


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